MY AMERICAN DREAM

Saturday, January 31, 2009

Tasse e voli - Update

Dopo aver mandato la copia fronte e retro (come esplicitamente richiesto da WizzAir) ricevo una email dal loro "Payments Department". Adesso mi dicono che vogliono una copia dei nostri passaporti. Vabbeh. Lo cosa delirante e' che mi consigliano, in futuro, di non mandare MAI una copia fronte e retro di una carta di credito via email... ma come? Prima mi dicono esplicitamente che la vogliono e poi, come se io fossi un cretino, mi danno il prezioso consiglio di evitare cotanta scelleratezza in futuro?
Ma non finisce qui. A quella email rispondo che, nonostante tutto, avrei mandato i documenti, ma chiedo spiegazioni sul perche' li vogliano. Mi rispondono che vogliono verificare cosa stia accadendo perche' non capita quasi mai che, prestate attenzione!!!, un cittadino Rumeno usi una carta di credito americana per prenotare. Tanto per chiarire, i passegeri (noi) sono americani e la carta di credito era italiana (ma, a onor del vero, i miei vivono a Roma, che forse per la WizzAir e' lo stesso che essere Rumeno).
Adesso sono in attesa di una conferma. Naturalmente e' troppo chiedere che la WizzAir lavori durante il weekend. Dovro' aspettare Lunedi'...
Nel frattempo l'IRS ha confermato che le mie tasse sono state accettate e che i soldi che mi devono saranno depositati nel giro di max due settimane...

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Thursday, January 29, 2009

Tasse e voli

Questa e’ stata una settimana che, pur nella sua banalita’, e’ un esempio egregio del perche’ io sia stato costretto a lasciare l’Italia, e di uno dei tanti motivi per cui adoro gli States.
E’ tempo di tasse negli States, ed e’ anche tempo per Magda e me di comprare i biglietti per il viaggio che faremo in Europa a Maggio. Le due cose sembrano totalmente non correlate, ed infatti lo sono. Ma il destino ha voluto che capitassero nella stessa settimana, esaltando una delle differenze colossali tra States ed Europa.
Cominciamo dalle tasse americane. Io non ma dovuto preparare le tasse in Italia, qualcun’altro in famiglia ne era responsabile. Cio’ che ricordo pero’ erano valanghe di documenti, istruzioni che solo un genio poteva interpretare e, in generale, le imprecazioni associate a qualcosa incredibilmente complicato e pieno di cavilli. Non avendo esperienza a riguardo, il primo anno negli States, arrivato il tempo delle tasse, ero molto agitato. Salvo poi scoprire che anche un uomo delle caverne non avrebbe avuto alcuna difficolta’ con il famoso 1040. Ormai negli States e’ diffusissimo l’e-filing. In pratica vai online, compili un documento da 1 o 2 pagine (la versione da due pagine e’ quella per I casi piu’ complicati!!!), premi un bottone e nel giro di 24 ore ti arriva una email dall’IRS che ti comunica se hanno accettato la documentazione. Se l’IRS ti deve dei soldi da li’ a 2 o 3 settimane segue un credito depositato direttamente sul tuo conto in banca. Se invece tu devi dei soldi, se vuoi, questi verrano direttamente prelevati dalla tua banca. Quest’anno mi ci sono voluti 30 minuti, inclusa la registrazione sul sito dell’IRS per completare le mie tasse. Questo e’ uno dei numerosi esempi di come le cose funzionano in America. Semplici, linari, efficienti, no problem!

Parliamo ora del viaggio in Europa. Un paio di settimane fa avevamo comprato un volo da Seattle a Roma e da Varsavia a Seattle tramite Expedia. Tutto liscio. Dovevamo pero’ ancora comprare un volo interno da Roma a Varsavia. Dopo aver passato diverse ore cercando di capire come funziona con I bagagli, decidiamo che WizzAir e’ l’opzione migliore. Al momento della prenotazione, una dopo l’altra ciascuna delle mie carte di credito viene rifiutata, senza alcuna spiegazione. Immagino che il tutto sia dovuto al fatto che WizzAir non sia preparata ad accettare una carta di credito americana. Vabbeh. Chiedo quindi ai miei genitori di pagare con la loro carta di credito. Questa volta la prenotazione viene accettata. Alle 4 della mattina del giorno successivo ci arriva una chiamata dalla Polonia dalla WizzAir. Il messaggio che lasciano e’ che vogliono una fotocopia fronte e retro della carta di credito entro le 18 del giorno successivo o saranno costretti a cancellare la prenotazione. A questo punto chiedo ai miei genitori di contattare il numero italiano di WizzAir. Risponde un operatore che parla a stento la lingua, che azzarda ipotesi di vario genere non avendo la piu’ pallida idea di cosa sia realmente accadendo (a lui risulta che la nostra prenotazione e’ andata a buon fine). L’ipotesi piu’ credibile e’ che alle volte vogliono fare degli ulteriori controlli “per il bene di tutti I passegeri”. Alla fine mi e’ toccato mandare la fotocopia della carta di credito via email, in cui ho dovuto espressamente chiedere di aggiornarmi appena possibile. Sono ancora in attesa.
Ora, la WizzAir non sara’ italiana, ma lo stile e’ esattamente identico. Tutto e’ tremendamente complicato, tutto e’ cosi’ burocraticamente contorto, tu sei sempre dalla parte del torto, loro hanno sempre il coltello dalla parte del manico, loro ti stanno sempre facendo un piacere (anche quando hai pagato in anticipo…). Questa era in assoluto una delle cose che proprio non riuscivo a tollerare della vita in Italia e uno dei motivi principali per cui non tornero’ mai. Onestamente, se l’Italia (ma il discorso vale per tanti altri paesi europei) fosse una “azienda” nel mercato americano, gestita cosi’ come praticamente tutto viene gestito in Italia, quella azienda fallirebbe nel giro di pochi mesi in modo assolutamente miserabile.
Ah, un'ultima cosa. La American Express mi aveva contattato 5 minuti (precisi!) dopo che la WizzAir aveva rifiutato la mia carta di credito per segnalarmi che WizzAir dall'ungheria aveva cercato di usarla. 5 minuti... altro che l'inefficienza italiana.

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Tuesday, January 20, 2009

A Day Worth Remembering

Oggi, il 20 Gennaio 2009, Barack Obama e' diventato il 44-esimo Presidenti degli Stati Uniti d'America. A meno che non viviate su un isola deserta, avrete sentito e letto degli avvenimenti della giornata di oggi praticamente ovunque. Non voglio quindi spendere ulteriori parole sull'avvenimento stesso. Ma questa e' un'ottima occasione per una breve riflessione su cio' che, secondo me, rende gli Stati Uniti un paese unico.
Alle 9 AM ero a lavoro, come al solito. Noto pero' uno strano silenzio. La cerimonia di Barack Obama sta per iniziare. Nel corso dei 20 minuti che seguono sento grida di gioia, applausi, voci festose... cose che in un ambiente lavorativo come il mio sono tanto inusuali quanto una domenica di calcio senza polemiche. Gia' nelle ore precedenti avevo notato un fermento particolare e il resto della giornata non e' stato diverso. Ma, al di la' della celebrazione, si avvertiva nell'aria una sensazione di unita'. Oggi ogni singola persona con cui ho scambiato due chiacchere, dal collega di lavoro alla signora alla cassa del grocery shop, dal postino al vicino di casa... tutti avevano una luce particolare negli occhi e un tono speciale nella voce, e tutti non hanno potuto fare a meno di citare il nuovo Presidente. Questa, come avevo preannunciato, e' una cosa unica degli Stati Uniti. Ci sono momenti in cui ogni singolo Americano in modo indipendente ed autonomo dimentica di essere un individuo e diventa una parte di un unica nazione. E' come un richiamo, al quale ogni cittadino non puo' che rispondere. E' piu' forte di ogni pregiudizio o di ogni interesse personale. E' un po' come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Oggi e' stato uno di questi giorni, questo e' uno di quei periodi della storia in cui gli americani respirano all'unisono, dimenticano l'interesse personale a favore del "greater good", tendono una mano per aiutare uno sconosciuto. Questo e' uno di quei periodi della storia in cui "the whole is greater than the sum of the parts". Questa e' l'America al suo meglio, e questo e' uno di quei giorni in cui sono incredibilmente orgoglioso di essere un Americano. Oggi si respira una nuova speranza nelle strade di questo meraviglioso Paese.

Friday, January 16, 2009

The Biggest Loser

In tv e’ appena cominciata la nuova serie di The Biggest Loser, uno tra i reality shows piu’ seguiti qui negli States. Il concetto e’ davvero semplice: una ventina di persone sovrappeso (diciamo obese) vengono radunate in un ranch, dove grazie all’aiuto di personal trainers cercano di perdere quanto piu’ peso possibile. Dopo due o tre mesi, in cui un partecipante viene eliminato ogni settimana, I tre finalisti vengono mandati a casa, dove continuano ad allenarsi per conto proprio dimostrando di essere in grado di continuare a perdere peso anche senza la supervisione ricevuta al ranch. Nella Season Finale (in americano pronunciato “fainali”), I tre finalisti vengono pesati per l’ultima volta e il vincitore porta a casa il titolo di Biggest Loser e $250,000.
Lo show ha un enorme successo per vari motivi. Come tutti I reality shows americani e’ confezionato in modo egregio. Questo e’ un tratto comune alla quasi totalita’ di cio’ che si vede in tv negli States. Ogni tanto mi capita di imbattermi in trasmissioni italiane via satellite e la cosa che mi sorprende e’ come anche canali come la RAI sembrino cosi’ “provinciali” rispetto a cio’ che si vede negli States.
Ma Biggest Loser riscuote un cosi’ grande successo perche’ affronta una delle tematiche piu’ discusse negli States. Non e’ un segreto che gli States abbiano un enorme problema: un terzo della popolazione e’ sovrappeso, un altro terzo e’ obeso. Di recente ho letto che negli States si stima ci siano piu’ di 2 milioni di persone che pesano piu’ di 500 pounds (circa 230 Kg).
Di quali siano le ragioni di questo problema ne parlero’ la settimana prossima, ma una cosa e’ certa: la situazione non solo e’ drammatica, ma sta anche peggiorando. Quest’anno, per la prima volta, the Biggest Loser ha due partecipanti di 18 e 19 anni. Per la prima volta nella storia moderna, e’ stato stimato che, principalmente a causa del problema obesita’, le nuove generazioni hanno una aspettativa di vita minore di quella delle passate generazioni. Un bambino che nasce oggi negli States si stima abbia 5 anni in meno di vita, in media!, rispetto ai loro padri e nonni.
Questa e’ una pagina che mostra in modo chiarissimo come il problema obesita’ stia letteralmente “esplodendo”.
http://www.cdc.gov/nccdphp/dnpa/obesity/trend/maps/

Il problema chiaramente non si limita ad una questione estetica. Problemi di peso sono legati a praticamente ciascuna delle maggiori malattie, diabete, cancro, infarto, ipertensione, problemi di fegato ed altri organi, problemi di fertilita’…
In un paese dove il trend della spesa sanitaria e’ ritenuto “insostenibile” e’ facile capire come il problema obesita’ sia ancora di piu’ al centro dell’attenzione.
Da Italiano, la gran parte delle abitudini alimentari degli Americani mi lascia stordito. Considerando cio’ che vedo quotidianamente mi sorprende quasi che “solo” il 66% della popolazione abbia problemi di peso. All’inizio non mi rendevo quasi conto di come fosse possibile aver sviluppato certe abitudini alimentari. Dopo 5 anni negli States posso dire che, nonostante le stesse abitudini mi sembrino sempre malsane, almeno riesco a capirne meglio la natura nel contesto della societa’ americana. Di questo ne parlero’ pero la settimana prossima.

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Thursday, January 8, 2009

Rain and melting snow bring floods to Washington

Quando decisi di lasciare l’Italia e venire a vivere negli States, lo feci senza pensarci due volte e senza pianificare quasi nulla. La scelta della citta’ fu’ una delle pochissime cose alla quale dedicai un po’ di tempo. La mia Top-3 includeva: Phoenix, Salt Lake City e Seattle. Per diverse ragioni decisi che Seattle rappresentava la scelta migliore. Una delle cose che mi affascinavano molto di Seattle era la fama di “Rainy City”. Ho sempre trovato il rumore della pioggia rilassante e piacevole. E quale miglior posto per vivere se non la citta’ dove piove 300 giorni all’anno?
Dopo ormai 5 anni a Seattle mi sono reso conto che tante cose che si sentono sul clima di Seattle non sono necessariamente vere. Primo: e’ vero che piove, ma non e’ vero che piove cosi’ spesso o cosi’ tanto. La verita’ e’ che e’ spesso nuvoloso, senza pero’ necessariamente pioggia. Secondo: questa in teoria dovrebbe essere una zona con un clima mite, data la prossimita’ all’Oceano Pacifico. Ma, nonostante si senta sempre piu’ spesso parlare di Global Warming, negli ultimi anni ho notato inverni molto piu’ rigidi. Gli ultimi tre inverni sono stati molto piu’ freddi del solito e negli ultimi due ha nevicato molto. Lo Stato di Washington viene sostanzialmente diviso in due zone piuttosto diverse sotto il profilo climatico. West of the Cascades ed East of the Cascades. Le Cascades sono le montagne del Cascade Range, una catena montuosa che si estende da nord verso sud dal confine col Canada al nord della California. La zona ad est del Cascade Range e’ caratterizzata da un clima con quattro “vere” stagioni, con inverni freddi ed estati calde. La zona ad ovest del Cascade Range, data la prossimita’ al Pacifico e’ piu’ mite, con inverni meno rigidi ed estati meno calde. Inoltre, la zona di Seattle e’ racchiusa tra il Cascade Range ad est e le Olympic Mountains ad ovest. Le Olympic Mountains (altra catena montuosa che si trova nell’Olympic Peninsula) offrono riparo dal meteo che si sviluppa nell’Oceano Pacifico, rendendo la zona di Seattle ancora piu’ mite. E’ quindi con una certa sorpresa che negli ultimi anni abbiamo visto cosi’ tanta neve (relativamente alla media, intendo, nulla di paragonabile al Minnesota!). Inutile dire che questa zona non e’ preparata ad affrontare questa quantita’ di neve. Nella seconda meta’ di Dicembre l’intera zona e’ stata quasi paralizzata a causa della neve.
La neve si e’ ormai sciolta ma ha cominciato a piovere. Questa e’ una delle combinazioni peggiori che sia possibile immaginare. Il risutato e’ che molti fiumi stanno straripando e alcune zone sono completamente sommerse dall'acqua.



Qui da me (Snohomish County) e nella King County la situazione sembra sotto controllo, ma Pierce County ha visto giorni migliori. Non ci resta che aspettare e sperare per il meglio.

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Wednesday, January 7, 2009

Primo post, in cui si parla di aggiornamenti di vario genere

Qui negli States a lavoro, di solito, ci sono molte meno festivita' e vacanze che in Italia. Nei miei tre anni al Ministero ricordo una quantita’ infinita di festivita’, ponti, gente che si assentava per giorni e giorni a causa di qualche fantomatica influenza, maternita’ che duravano anni, e vacanze lunghe non meno di 3 settimane. Sara’ che era il Ministero, ma a suo tempo la situazione mi sembrava gia’ piuttosto strana. Quando poi nel 2004 emigrai ed trovai lavoro negli States, una delle cose che mi colpirono di piu’ fu’ il numero limitatissimo di ferie che ti danno. Gia’ prima di cominciare a lavorare, avevo sentito storie di amici americani che avevano impiegato 2 anni a raccimolare 2 settimane di vacanze per andare in Europa! Quello era un caso abbastanza raro, ma in generale qui negli States ti puoi scordare le vacanze da un mese, di ponti praticamente non ne esistono, in malattia conviene andarci solamente quando si e’ davvero malati e tutte le festivita’ si limitano quasi esclusivamente al giorno di festa stesso e nulla di piu’. Natale e capodanno sono tra i pochi periodi in cui, aggiungendo un giorno di ferie qui ed un altro giorno di ferie la’ si riesce a stare a casa per una settimanella. Di queste ed altre usanze americane parlero’ in futuro, ma questo lunghissimo preambolo serviva sostanzialmente ad annunciare che finalmente, dopo svariati mesi in cui non ho avuto un minuto da dedicare al mio sito Travellers, sono finalmente riuscito ad aggiornarlo con un paio di importanti novita'.
Finalmente ho aggiunto l’intero Diario di Viaggio 2008, che parla delle vacanza di Ottobre nello Utah. Questo e’ stato uno dei migliori viaggi degli ultimi anni, con un sacco di hiking, campeggio, mountain biking e canyoneering.
Sono anche riuscito a completare la Recensione della Oregon Coast. Questa arriva con piu’ di un anno di ritardo rispetto al viaggio dell’estate 2007. Di quel viaggio sono ancora debitore di una recensione su Lassen Volcanic NP. Oltre a Lassen, rimane solo la recensione di Mount St Helens NVM, che abbiamo scalato l’estate scorsa. In realta’ avrei moltre altre idee su come migliorare Travellers ma ormai mi sono semi-rassegnato al fatto che, col tempo libero che ho, molte delle idee rimarranno tali.
Considerato tutto cio’ che ho appena scritto, vi starete chiedendo perche’ abbia intrapreso l’ulteriore sforzo di scrivere su un blog. La verita’ e’ che alle volte la vita quotidiana diventa troppo frenetica ed e’ facile perdere di vista cio’ che e’ davvero importante. Scrivere, per me, e' un modo di mettere un po’ d’ordine tra i miei pensieri. Scrivere su questo blog spero mi aiuti a chiarire alcune cose e “move on”, come dicono gli americani. Allo stesso tempo spero di far cosa gradita ai lettori condividendo esperenze quotidiane del tutto ordinarie della mia vita oltreoceano. Queste sono parte della mia vita negli States, questo e' il mio American Dream.

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