MY AMERICAN DREAM

Sunday, March 15, 2009

Come gli Americani immaginano l'Italia

Sunto di pensieri sconnessi, luoghi comuni e percezioni del tutto soggettive a scopo semi-provocatorio

Un aspetto curioso di vivere in USA e' di vedere come gli Italiani sono percepiti (o immaginati) dagli Americani.
Gli Americani non hanno la fortuna di potersi godere Maria de Filippi, Costanzo, Pippo Baudo, Fiorello,! in tv, quindi tutto cio' che pensano degli Italiani e' frutto di un misto di "immaginario collettivo" e di quel poco che arriva oltre oceano tramite giornali, news e quei pochissifi film made in Italy che riescono a sfondare anche qui.
Comincio col dire che gli Americani adorano gli Italiani. Gongolano quando sentono parlare di Italia, adorano il nostro stile di vita "take it easy" e quasi piangono di gioia quando il discorso finisce su argomenti culinari.
Vedendoli cosi' felici non me la sento proprio di parlargli della vera Italia. Sarebbe come dire ad un bambino che Babbo Natale e' in realta' un barbone ubriaco che ruba alle vecchiette tra una pausa caffe' e l'altra (o magari un tifoso della nazionale di calcio che deturpa monumenti storici per celebrare la vittoria nella Coppa de Mondo).
Gli Americani adorano l'Italia cosi' tanto che hanno una preoccupante tendenza a ignorare tutto cio' che di negativo si sente o legge. Per loro l'Italia sara' per sempre una (pen)isola felice e gli Italiani IL popolo blessed by God.
Una cosa che riscontro spessissimo e' che gli Americani basano la loro percezione dell'Italia sul passato del nostro paese. E quando parlo di passato, parlo di passato remoto.
Se provi a spiegargli che l'impiegato medio non fa una mazza dalla mattina alla sera o che I politici sono corrotti o che il sistema sanitario fa ridere, loro ti rispondono sempre la stessa cosa: "Ma l'Italia ha una storia unica!, I Romani, Colombo, Leonardo...". Che poi avere una storia unica non significa necessariamente avere un gran presente, non c'e' verso di farglielo capire.
La fortuna dell'Italia e' che pochi Americani approfondiscono veramente l'Italia. Un po' come per noi "conoscere gli uomini e donne americane" significa conoscere cio' che abbiamo visto in un Danny's o McDonalds, cosi' per gli Americani l'Italia e' cio' che vedono durante il loro "Sulla Strada" che in una settimana (gli Americani hanno poche ferie) li porta da Venezia a Napoli passando per un agriturismo in Toscana, Firenze e Roma. In una settimana da turista ti godi l'Italia al suo meglio e non hai abbastanza tempo per capire tutto cio' che non funziona. Poi gli Americani tornano a casa e l'Italia rimane sempre il piu' bel posto del mondo.
In fondo da turista che te ne frega se I servizi pubblici fanno pena? O se per pagare una bolletta ti devi fare 4 ore di fila in 20 sportelli diversi? O se tutto funziona a raccomandazioni?
Ormai mi sono arreso. Gli americani lavorano duro dalla mattina alla sera, si indebitano per mandare I propri ragazzi all'universita', e raramente possono stare a casa di Mamma e Papa' fino a 40 anni. Ho deciso che in fondo hanno il diritto di immaginare l'Italia come vogliono. Tanto la verita' non la scopriranno mai. E chi sono io per disilluderli? Anche voi, per cortesia, quando viaggiate negli States, e un americano vi chiede se e' vero che in Italia tutto e' perfetto, rispondete di si'. Lui sara' contento e noi ci evitiamo l'imbarazzo.

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Tuesday, March 3, 2009

3/3/2004 - Emigration Day

Nella settimana in cui ho festeggiato il mio compleanno, l’anniversario piu’ importante e’ stato invece un altro.
Il 3 Marzo 2004, ho lasciato l’Italia e sono emigrato negli States. Senza alcun dubbio, quello e’ stato uno dei giorni piu’ importanti della mia vita ed ha segnato l’inzio di un’avventura e la realizzazione di un sogno. A quel tempo avevo alcuni dubbi, del resto stavo per lasciarmi alle spalle 28 anni di storia, famiglia, amici, abitudini,…
Oggi sono davvero orgoglioso di quella scelta, decisamente contro corrente rispetto al vecchio adagio italiano “chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”, ma, in fondo, io non mi sono mai sentito un italiano “classico” :-)

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Friday, February 20, 2009

WWE, sport entertainment & cultural experience

Domenica scorsa ho trascorso un interessante pomeriggio alla Key Arena, dove la WWE prensentava uno dei suoi vari eventi Pay-Per-View. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, WWE sta’ per World Wrestling Entertainment ed e’ null’altro che la vecchia WWF (World Wrestling Federation) di Hulk Hogan ed Ultimate Warrior. Se tutto cio’ ancora non vi sembra familiare, riassumo il concetto di wrestling come segue, utilizzando la definizione di Wikipedia: Professional wrestling, or pro wrestling, is a non-competitive professional sport, where matches are prearranged by the promotion's booking staff, and is also considered an athletic performing art, containing strong elements of catch wrestling, mock combat and theatre.

In altre parole, i lottatori se ne danno di santa ragione, ma tutto e’ “finto”. Nonostante tutto, e’ davvero divertente e spettacolare.
Tornando a Domenica, la WWE era a Seattle per No Way Out, uno dei vari pay-per-view. Da ragazzo, in Italia, ero un grande fan del wrestling e dopo essere emigrato negli States avevo ricominciato a seguirlo in tv. Il wrestling pero’ ha una tendenza a diventare noioso, almeno per me, del resto quanto a lungo e’ possibile guardare gente malmenarsi prima di annoiarsi? Nonostante tutto, non potevo perdere questa occasione di vedere questo spettacolo dal vivo.
Non staro’ qui a raccontarvi i dettagli di chi ha vinto il titolo di World Heavyweight Champion, di chi ha sanguinato o di chi si e’ infortunato. Per me la cosa piu’ interessante e’ stato osservare i fans. E quando parlo di fans, parlo di veri fans. Questa e’ gente che se ne va in giro con la cintura di campione sulla spalla (come fanno i veri wrestlers), o che si dipinge la faccia come il wrestler preferito, o che conosce tutte le trame e sottotrame della WWE. E cosi’ ho visto nerds esagitati, al confronto dei quali i nerds dell’expocartoon sembrano persone normali. Ed ho visto ragazzine di 14 o 15 anni in lacrime all’entrata nel ring di John Cena o Jeff Hardy. Ed ho visto uomini di mezza eta’, con pochi capelli e molta pancia con la loro maglietta di Triple H (immaginate una maglietta indossata normalmente da un body builder come puo’ sembrare sul tizio di cui sopra). Ed ho visto bambini comprare un orsacchiotto con la faccia tipo Coccolino ed il resto del corpo muscoloso come quello di un wrestler vero. Ho anche visto quarantenni scipparsi i capelli quando Undertaker (il becchino) ha perso il titolo contro Triple H.
Una delle domade che ricevo piu spesso tramite il mio sito e’ “dove posso trovare la Real America?”. A quella domanda e’ praticamente impossibile rispondere, perche’ la Real America e’ ovunque. La societa’ americana ha migliaia di sfaccettature, ed e’ solo una questione di capire quali di questi aspetti siete interessati ad approfondire. I fan del wrestling rappresentano una di queste sfaccettature. Sono, a loro modo, unici e dipingono una realta’ interessantissima della societa’ americana. Magari non saranno la Real America dell’immaginario collettivo italiano, ma sono certamente spettacolari, proprio come i campioni che adorano.

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Friday, February 13, 2009

Auguri, sconosciuto!

Mi stavo gia' apprestando a scrivere il post di questa settimana su come gli Americani vedano gli Italiani, quando mia moglie mi ha raccontato una di quelle storie che mi fanno riflettere su quanto il mio paese natio (l'Italia) e l'America siano diversi.

Comincio con un breve preambolo, per poi passare alla storia vera e propria.

Biglietti d'auguri: in Italia i biglietti d'auguri sono una usanza piuttosto marginale. Si usano, ma con moderazione. Qui negli States ricevo e do una media di 4 o 5 biglietti d'auguri al mese. E, da immigrante, conosco relativamente poca gente con cui scambiare biglietti. Cio' nonostante questa usanza Americana e' praticamente impossibile da evitare. Qualsiasi sia l'occasione, sei quasi costretto a mandare un biglietto d'auguri. Non finisce qui. L'etichetta vuole che quando ricevi un biglietto d'auguri, rispondi con un altro biglietto. Gli Americani poi, si sa', sono gentili fino al limite piu' estremo. Quindi non di rado ricevi un biglietto per ringraziarti dei ringraziamenti che avevi mandato per il biglietto che avevi rivecuto... wow!

Cio' detto, ecco la storia.

Mia moglie prende ogni mattina un autobus per andare da dove viviamo, poco a nord di Seattle, a downtown. A differenza di cio' che succede in Italia, gli autobus americani funzionano e funzionano bene. E' quindi comunissimo che se porendi l'autobus sempre alla stessa ora, troverai sempre lo stesso conducente e la stessa genete.

Ieri un tizio sull'autobus tira fuori un biglietto d'auguri e comincia a raccogliere le firme di tutti i passeggeri. Mia moglie viene a scoprire che il conducente dell'autobus dovra' assentarsi per qualche tempo per una operazione e che il tizio sta raccogliendo firme per il biglietto di "auguri di pronto ricovero" per l'autista! In Italia di solito alla gente non gliene frega niente di nessuno, figuriamoci poi di un semi sconosciuto. Ai nostri autisti e' gia' tanto se non li guardiamo brutto per essere in ritardo di mezz'ora. Qui invece, non solo fai amicizia con il suddetto semi sconosciuto, ma ti preoccupi anche di fargli sapere che ci tieni alla sua salute.

Cio' detto, nonostante la storia sembri un po' surreale, e' il tipo di cosa che da' una interessante prospettiva su un aspetto degli americani. Anche in un'economia in cui ogni giorno potrebbe essere il tuo ultimo giorno a lavoro, in cui magari hai problemi a pagare le bollette,... e' quasi naurale continuare a fare "quella solita buona azione quotidiana" per cui gli americani sono famosi. A volte non li capisco a fondo, ma come non puoi fare a meno di adorare gli Amricani?

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Friday, February 6, 2009

One bacon cheeseburger with large fries and a coke please

Una recente classifica dell'OCSE sull'obesita' pone gli Stati Uniti al primo posto, con circa 30% della sua popolazione considerata obesa. Tanto per dare un'idea del fenomeno, al secondo posto c'e' il Messico, a ben 6 punti percentuali in meno! L'Italia si attesta quasi in fondo alla classifica, al 26-esimo posto con solo l'8% di obesi.
Cosa ci dice tutto questo? Che negli USA si mangia male! No, sbagliato. Quello che ci dice e' che gli Americani mangiano male.
Ogni singola volta che degli amici visitano gli USA la lamentela numero uno e' che negli USA si mangia male. Mettiamo subito una cosa in chiaro: non trovare la pasta asciutta ad ogni angolo di strada, non significa necessariamente mangiar male. E, aggiungo, neanche avere McDonalds ad ogni angolo di strada significa necessariamente essere costretti a mangiare male.
Certo, l'Americano medio ha una dieta che include una quantita' decisamente alta di quello che qui viene chiamato "junk food", cibo spazzatura. Perche'? Ci sono tanti motivi. E' difficile distinguere le cause dalle conseguenze ma una cosa che posso anticipare fin da ora e' che negli States manca una "cultura del buon mangiare". E quando parlo di "buon mangiare" non mi riferisco alla ricerca del piatto prelibato. Mi riferisco alla capacita' (o incapacita', nel caso degli americani) di distinguere tra una buona nutrizione e ed una nutrizione che, nel lungo periodo, porta all'obesita'. In realta' non penso che un italiano abbia una idea cosi' incredibilmente migliore di cosa sia salutare e cosa non lo sia. OK, sappiamo per certo che McDonalds e' cibo spazzatura. Ma davvero pensate che un italiano capisca meglio di un americano l'impatto di calorie, coloesterolo, grassi, proteine! nella dieta di tutti I giorni? Il vantaggio dell'Italia e' che la capacita' di mangiare bene (o semplicemente limitare cio' che non e' salutare) e' parte della nostra cultura, quasi parte del nostro DNA. Generazioni e generazioni di italiani hanno sviluppato un buon sistema di nutrizione, noi non facciamo altro che imparare, metabolizzare e continuare la tradizione. Diciamo che e' un talento naturale.

Gli americani invece non hanno questa passato di "buon mangiare" e le consequenze si vedono ad ogni angolo di strada. Ma nonostante tutte le ricerche scientifiche e la discussione su questo tema, perche' gli americani continuano a mangiare male ed ad ingrassare? Ed e' vero che negli USA il turista e' costretto a mangiar male?
La risposta alla prima domanda ha molto a che vedere con quell'educazione alimentare di cui ho parlato. Secondo me, quello spiega il 70% del problema. L'altro fattore e' lo stile di vita degli americani. Gli americani pensano agli italiani come un popolo che sa godersi la vita e prendere tutto con calma ed ammirano questa capacita' proprio perche' qui e' qualcosa che raramente ci si puo' permettere. In un mondo in cui tutto e' accelerato gli americani si sono adattati modificando le proprie abitudini alimentari. Si mangia spessissimo in ristoranti. In Italia noi si usciva una o due volte a settimana per farsi una pizza. Negli States si mangia quasi un pasto al giorno fuori casa. E per fuori casa, intendo cibo cucinato da qualcun'altro, mensa, ristorante o fast food che sia. Questo significa che non solo non si ha controllo sugli ingredienti ma non si ha neanche controllo sulle porzioni. Questi sono due grossi problemi. Gli ingredienti, a lungo andare, fanno la differenza tra una panzetta e diventare obesi. Le porzioni aiutano non poco. In America tutto tende ad essere grande, porzioni incluse. Ed indovinate che fine fa una porzione che magari e' il 20% di piu' di quello di cui avete davvero bisogno? Esatto, finisce comunque nello stomaco. In fondo stiamo pagando, perche' non finire tutto? Insomma, il circolo vizioso si sta delineando: troppo poco tempo significa dover mangiare spesso fuori. Quando mangiate fuori non avete un vero controllo su cosa e quanto mangiate. In piu', se avete poco tempo, perche' stare in fila in un ristorante se potete pranzare in 20 minuti a McDonalds o Taco Bell? Questi posti non si chiamano fast food mica per nulla. E se il tempo e' poco, chi ve lo fa fare a cucinare una bella cena quando tornate a casa? Microwave e vai.

La situazione e' veramente brutta. Non per tutti chiaramente, ma un motivo ci sara' se il 30% della popolazione e' obesa ed uno dei reality piu' seguiti si chiama "The Biggest Loser" (persone obese vengono rinchiuse in un ranch sotto la supervisione di allenatori ed ogni settimana chi ha perso meno peso e' a rischio di eliminazione, fino ad arrivare al vincitore, ovvero il Biggest Loser).
Ma tutto questo significa davvero che in America il turista deve mangiare cosi' male? Secondo me, la risposta e' no. La lamentala che sento piu' spesso dai miei amici e' che non si trova pasta asciutta. Ok, SOLO in Italia puoi entrare in qualsiasi ristorante ed essere praticamente sicuro che sul menu ci sia almeno un piatto di pasta. La cosa che adoro dei ristoranti americani e' la varieta' di cucine etniche che si possono trovare praticamente ovunque. In Italia, o e' pizzeria/trattoria o e' cinese. Il resto e' una minoranza trascurabile. Negli States, complice il fatto che non esiste una vera cucina locale, la cucina etnica e' dominante. Per farvi un esempio, tra dove vivo ed il piu' vicino fast food devo prima passare di fronte a un ristorante indiano, un Pho, un ristorante messicano, due cinesi, una steakhouse ed un ristorante tailandese. Ora, e' mai possibile che in tutti questi posti si mangi male? Naturalmente no. Mangi male se vai al fast food e, da italiano, mangi male se vai ad un ristorante che si spaccia come "original Italian style" . Siamo seri, vi aspettate davvero che un ristorante italiano negli States abbia nulla a che vedere con un vero ristorante italiano? Del resto vi aspettereste che un ristorante vietnamita in Germania sia esattamente come un vero ristorante vietnamita in Vietnam? Insomma, se andate in un ristorante italiano neli Usa, ve la state cercando. Ora, questo e' il mio consiglio: negli States evitate I fast food o, se volete andarci, per cortesia non tornate in Italia dicendo che negli States c'e' solo junk food. Provate cucine etniche che non siano quella italiana. Se volete provare della cucina americana, allora scegliete un ristorante decente. Se siete in quel tipo di paesello vicino ad un parco nazionale in cui ci sono 3 ristoranti che servono solo hamburgers, beh, scegliete l'hamburger piu' succulento e ricordatevi che si vive una volta sola.

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Saturday, January 31, 2009

Tasse e voli - Update

Dopo aver mandato la copia fronte e retro (come esplicitamente richiesto da WizzAir) ricevo una email dal loro "Payments Department". Adesso mi dicono che vogliono una copia dei nostri passaporti. Vabbeh. Lo cosa delirante e' che mi consigliano, in futuro, di non mandare MAI una copia fronte e retro di una carta di credito via email... ma come? Prima mi dicono esplicitamente che la vogliono e poi, come se io fossi un cretino, mi danno il prezioso consiglio di evitare cotanta scelleratezza in futuro?
Ma non finisce qui. A quella email rispondo che, nonostante tutto, avrei mandato i documenti, ma chiedo spiegazioni sul perche' li vogliano. Mi rispondono che vogliono verificare cosa stia accadendo perche' non capita quasi mai che, prestate attenzione!!!, un cittadino Rumeno usi una carta di credito americana per prenotare. Tanto per chiarire, i passegeri (noi) sono americani e la carta di credito era italiana (ma, a onor del vero, i miei vivono a Roma, che forse per la WizzAir e' lo stesso che essere Rumeno).
Adesso sono in attesa di una conferma. Naturalmente e' troppo chiedere che la WizzAir lavori durante il weekend. Dovro' aspettare Lunedi'...
Nel frattempo l'IRS ha confermato che le mie tasse sono state accettate e che i soldi che mi devono saranno depositati nel giro di max due settimane...

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Thursday, January 29, 2009

Tasse e voli

Questa e’ stata una settimana che, pur nella sua banalita’, e’ un esempio egregio del perche’ io sia stato costretto a lasciare l’Italia, e di uno dei tanti motivi per cui adoro gli States.
E’ tempo di tasse negli States, ed e’ anche tempo per Magda e me di comprare i biglietti per il viaggio che faremo in Europa a Maggio. Le due cose sembrano totalmente non correlate, ed infatti lo sono. Ma il destino ha voluto che capitassero nella stessa settimana, esaltando una delle differenze colossali tra States ed Europa.
Cominciamo dalle tasse americane. Io non ma dovuto preparare le tasse in Italia, qualcun’altro in famiglia ne era responsabile. Cio’ che ricordo pero’ erano valanghe di documenti, istruzioni che solo un genio poteva interpretare e, in generale, le imprecazioni associate a qualcosa incredibilmente complicato e pieno di cavilli. Non avendo esperienza a riguardo, il primo anno negli States, arrivato il tempo delle tasse, ero molto agitato. Salvo poi scoprire che anche un uomo delle caverne non avrebbe avuto alcuna difficolta’ con il famoso 1040. Ormai negli States e’ diffusissimo l’e-filing. In pratica vai online, compili un documento da 1 o 2 pagine (la versione da due pagine e’ quella per I casi piu’ complicati!!!), premi un bottone e nel giro di 24 ore ti arriva una email dall’IRS che ti comunica se hanno accettato la documentazione. Se l’IRS ti deve dei soldi da li’ a 2 o 3 settimane segue un credito depositato direttamente sul tuo conto in banca. Se invece tu devi dei soldi, se vuoi, questi verrano direttamente prelevati dalla tua banca. Quest’anno mi ci sono voluti 30 minuti, inclusa la registrazione sul sito dell’IRS per completare le mie tasse. Questo e’ uno dei numerosi esempi di come le cose funzionano in America. Semplici, linari, efficienti, no problem!

Parliamo ora del viaggio in Europa. Un paio di settimane fa avevamo comprato un volo da Seattle a Roma e da Varsavia a Seattle tramite Expedia. Tutto liscio. Dovevamo pero’ ancora comprare un volo interno da Roma a Varsavia. Dopo aver passato diverse ore cercando di capire come funziona con I bagagli, decidiamo che WizzAir e’ l’opzione migliore. Al momento della prenotazione, una dopo l’altra ciascuna delle mie carte di credito viene rifiutata, senza alcuna spiegazione. Immagino che il tutto sia dovuto al fatto che WizzAir non sia preparata ad accettare una carta di credito americana. Vabbeh. Chiedo quindi ai miei genitori di pagare con la loro carta di credito. Questa volta la prenotazione viene accettata. Alle 4 della mattina del giorno successivo ci arriva una chiamata dalla Polonia dalla WizzAir. Il messaggio che lasciano e’ che vogliono una fotocopia fronte e retro della carta di credito entro le 18 del giorno successivo o saranno costretti a cancellare la prenotazione. A questo punto chiedo ai miei genitori di contattare il numero italiano di WizzAir. Risponde un operatore che parla a stento la lingua, che azzarda ipotesi di vario genere non avendo la piu’ pallida idea di cosa sia realmente accadendo (a lui risulta che la nostra prenotazione e’ andata a buon fine). L’ipotesi piu’ credibile e’ che alle volte vogliono fare degli ulteriori controlli “per il bene di tutti I passegeri”. Alla fine mi e’ toccato mandare la fotocopia della carta di credito via email, in cui ho dovuto espressamente chiedere di aggiornarmi appena possibile. Sono ancora in attesa.
Ora, la WizzAir non sara’ italiana, ma lo stile e’ esattamente identico. Tutto e’ tremendamente complicato, tutto e’ cosi’ burocraticamente contorto, tu sei sempre dalla parte del torto, loro hanno sempre il coltello dalla parte del manico, loro ti stanno sempre facendo un piacere (anche quando hai pagato in anticipo…). Questa era in assoluto una delle cose che proprio non riuscivo a tollerare della vita in Italia e uno dei motivi principali per cui non tornero’ mai. Onestamente, se l’Italia (ma il discorso vale per tanti altri paesi europei) fosse una “azienda” nel mercato americano, gestita cosi’ come praticamente tutto viene gestito in Italia, quella azienda fallirebbe nel giro di pochi mesi in modo assolutamente miserabile.
Ah, un'ultima cosa. La American Express mi aveva contattato 5 minuti (precisi!) dopo che la WizzAir aveva rifiutato la mia carta di credito per segnalarmi che WizzAir dall'ungheria aveva cercato di usarla. 5 minuti... altro che l'inefficienza italiana.

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